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A M'ARCOD MAGIE SENZA TEMPO

 

A CURA DI GOCCEDIVITA

Da pochi mesi è uscito il nuovo album di Dino Moroni, l’arcano.
Mi è stato chiesto di recensirlo, per cui ne parlerò in generale cercando di spiegarle il meno possibile, in quanto ognuno deve capire il significato delle canzoni contenute secondo il proprio cuore e la propria mente.
L’album è composto da canzoni inedite in italiano, altre in dialetto romagnolo ed altre tre già note ai fan riarrangiate per l’occasione.
Nel complesso l’album risulta contenere il giusto dosaggio tra nostalgia ed introspezione, per suscitare emozioni forti ed indescrivibili a parole come solo un grande cantautore può fare.

La traccia numero uno:A M‘ arcord, che da il titolo all’album, tradotto in italiano “mi ricordo”, fornisce uno spaccato dell’infanzia di Dino. Dalle sortite al mare con il padre fino alle notti passate in bianco in giro per alzarsi presto ed andare a lavorare il giorno dopo.
Anche musicalmente, gli arrangiamenti sono molto curati, in modo da rendere la base adeguatamente vivace.
Importante notare che di questa canzone è stato realizzato un videoclip, in cui la sottoscritta ha avuto l’onore di prendere parte, visibile sul sito: www.myspace.com/dinomoroni.

La seconda traccia non è inedita, è stata scritta nel 1987 a Rimini e molto probabilmente inserita nell’album in seguito alle incessanti richieste da parte del fan club:Come va?. Che dire di questa canzone, che sicuramente invita a riflettere su tutto quello che si è fatto nella vita sia giusto o sbagliato, se ci stiamo comportando nel modo giusto o se sia il caso di fermarsi un attimo a riflettere e poi ripartire nella direzione giusta.

Nella terza traccia, si torna alla suggestiva nostalgia dialettale già incontrata con a m’arcord, dedicato ai bambini, I Burdèl in romagnolo appunto, da non confondere con il termine milanese perché ha un significato completamente diverso. I bambini che non vogliono andare a scuola che poi una volta adulti che vanno a lavorare e rimpiangono la gioventù spensierata. I bambini che non vogliono andare a dormire e a Natale fremono per aprire i regali.
Questa canzone tra l’altro è stata la prima della nuova produzione di Arcano nonché il primo simgolo.

Nella quarta traccia: Io vivo la notte, è una riflessione su quel momento della giornata che da sempre provoca le sensazioni più disparate, dalla primordiale paura delle tenebre nei bambini fino a diventare lo scenario di mille e più avventure quando si diventa adulti.
La notte che ammantata di buio spia inosservata il nascere ed il finire di amori, amicizie e lo svilupparsi dell’estro nell’arte. Basti pensare a quante opere nascono grazie all’ispirazione della notte, dalle canzoni, poesie, tele di pittori conosciuti e non, etc…

Quinta traccia: El dè e l’avè, tradotto in italiano “il dare e l’avere”, altra canzone in dialetto.
Musicalmente la base ha ritmo incalzante, oserei dire quasi ballabile.
Una canzone apparentemente leggera, contenente un significato profondo, l’eterno legame esistente tra causa ed effetto, in base a quanto dai, tanto ottieni.
Se vuoi ricevere del bene, devi fare del bene ed allo stesso modo se ti comporti male nei confronti di qualcuno o qualcosa prima o poi ti torna indietro.

Sesta traccia: Rèmin, questa canzone è a parer mio un vero e proprio inno, una dichiarazione d’amore nei confronti della città dove vive Arcano, paragonabile a “o mia bela Madonnina” per un milanese o “grazie Roma” per un romano. I toni sono allegri e rimandano ad un’immagine estiva di divertimenti di cui Rimini è regina e Capitale, ma nello stesso tempo traspare anche un tono nostalgico di quella vecchia città così diversa da come è oggi.

Settima traccia:Solo con me, esprime il desiderio di fermarsi un poco a riflettere , di isolarsi e finalmente scavare nel profondo del proprio animo, per capire se tutto ciò che ha fatto nella vita è giusto o no, vuole guardare nei recessi più nascosti del suo cuore, dove non ha mai osato arrivare. Ma ora ha deciso che andrà fino in fondo anche se questo lo porterà a scoprire delle verità che lo faranno soffrire.

Ottava traccia, E' teimp, già dalle prime note si può percepire il senso del tempo che passa. Parla di come gli eventi della vita arrivano all’improvviso e passano velocemente, senza che ci sia il tempo di abituarcisi. Da notare la partecipazione dei figli di Arcano, in ordine di apparizione, Mauro e Roberto che eseguono una strofa a testa all’inizio.

Nona traccia, L’òmet se carèt, una meravigliosa ballata rock dal tono nostalgico.
Iniziando dal preludio di chitarra a cura di Daniele Simonini, già noto ai fan che seguono le serate di Arcano.
La narrazione presenta un che di “bucolico” , sentimentale e nostalgico, visto che si svolge negli anni ’60. Ricreando l’immagine di questo ometto che si alzava presto tutte le mattine, prendeva il suo carrettino e percorreva svariati chilometri per andare al porto e tornare al paese con il cestello carico di pesce fresco da vendere per guadagnarsi da vivere.
Anche questa canzone, eseguita in dialetto, contribuisce ad ammantarla di un fascino particolare, che posso aggiungere: da ascoltare con il cuore.

Decima traccia, Ama la vita, parla dell’amore verso gli altri e naturalmente, verso se stessi.
Se veramente amiamo e rispettiamo noi stessi, allora non dobbiamo farci del male facendo male a chi ci circonda…primi tra tutti i genitori che sono le uniche persone che ci hanno cresciuto con tanto amore senza pretendere nulla in cambio, cui non sta a noi nasconderci dietro ad inutili scuse, pensando che sia tutto causa loro, quando i veri colpevoli siamo noi.

Undicesima traccia, Dai che ce la fai, un pezzo semplice, ma denso di contenuti…un vero e proprio stimolo a perseverare, a non arrendersi davanti ai problemi che la vita ci pone. Non importa come affrontarli, se aggirandoli o saltandoli a piedi pari, l’importante è non lasciarsi intimorire e non rinunciare. Continua e vai avanti puoi farcela, insisti…



Dodicesima ed ultima traccia, Meteora, un pezzo particolarmente suggestivo.
Parla di una storia d’amore, che ha un inizio tenue, oserei dire idilliaco. Protagonista è una figura femminile che si avvicina per la prima volta a questi sentimenti, dapprima con atteggiamenti fanciulleschi, con i passi incerti di chi ha timore a staccarsi dalla mano che lo accompagna, proseguendo al punto che, finalmente superato il blocco iniziale, comincia distendere le ali per prendere il volo.
Proprio come una “meteora”, da cui anche il titolo della canzone; compare, suscita emozionie poi passa lasciando solo un bel ricordo e tanta nostalgia.

                         
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